La lettera, gentile ma perentoria, non era tale da suscitare discussioni: bisognava andare, e Carletto andò.
Ad aprire la porta fu qualcuno abbigliato all’incirca come un palombaro.
“Ho ricevuto…” tentò di dire Carletto, ma non ce la fece a finire la frase. Il palombaro indicò un tavolino. Carletto non capì, e porse la lettera. Dal casco del palombaro uscì un grido sopranile: in quella tuta c’era, dunque, una femmina, e quella femmina fece un balzo indietro. La lettera cadde a terra, e il palombaro-donna le si parò davanti. Carletto capì: quel foglio non doveva essere toccato.
La porta si aprì automaticamente.
In fondo alla stanza c’era una scrivania isolata da uno schermo trasparente che andava dal pavimento al soffitto. Dietro la scrivania stava seduto un tale abbigliato in una tuta bianca, inguantato e incappucciato da un casco trasparente collegato a un tubo.
“Ho ricevuto…”
No: nemmeno ora Carletto riuscì a finire la frase.
“Si accomodi,” disse la voce metallica che usciva da un piccolo altoparlante contenuto in un sacchetto appeso al muro.
“Ho rice…”
“Ha fatto il tampone?”
“Il… L’ho fatto ieri.”
“E il tampone anale?”
“Il… No… Veramente…”
“Perché?”
Carletto arrossì e “Mi… Mi vergognavo,” balbettò.
Il tale prese una bacchetta che portava ad un’estremità un batuffolo di cotone che intinse in una vaschetta piena di un liquido verdastro. Poi, estratta la bacchetta, con quella premette un bottone.
La porta si aprì ed entrò il palombaro. Nel guanto teneva un taser, la pistola elettrica immobilizzatrice. Sparò. Carletto perse per qualche secondo i sensi, e, recuperateli, si ritrovò senza pantaloni e con qualcosa infilato laddove aveva confessato di provare vergogna.
Silenzio. Passò almeno un quarto d’ora, prima che la voce sopranile annunciasse attraverso un altoparlante: “Negativo!”
“Sono il dottor Bassotti,” disse allora, attraverso il microfono che evidentemente era contenuto nel casco, il tale inguainato di bianco.
Carletto recuperò alla bell’e meglio i pantaloni, mentre il pomo d’Adamo gli correva veloce su e giù.
“Da qui risulta chiaro: lei è asintomatico!”
“Io…”
“Sì, egregio signore: lei è asintomatico!”
“Che cosa sarebbe?”
“Sarebbe che lei non ha alcun sintomo!”
“Sintomo di…?”
“Non faccia il finto tonto: lei non ha sintomi della malattia!”
“Vuol dire che… Vuol dire che sto bene?”
“Asintomatico! Ha capito? Vuol dire che lei è pericolosissimo! Si rende conto? Lei potrebbe uccidere chissà quante persone: centinaia, migliaia, milioni, miliardi, fantastiliardi! Lei è un untore!”
“Ma…”
“Come tutti i soggetti come lei, gli asintomatici!, lei se ne va a spasso a spargere il morbo! Lei è pericolosissimo! Lei fa credere a chi è ignorante e ingenuo che, se non ci sono i sintomi, non c’è la malattia! Un’eresia!”
Arrivò un altro colpo di taser e Carletto si trovò legato dentro un sacco di plastica.
“Faremo per lei tutto quello che la scienza ci permette di fare, – disse la voce metallica – e per lei è già pronta l’ambulanza per il ricovero.”
“Il…?”
“…ricovero. Il ricovero nel reparto Asintomatici. Lì gli addetti si prenderanno cura di lei, sempre che la scienza possa ancora fare qualcosa. Purtroppo non è detto: gli asintomatici sono i soggetti più difficile! Ci si prova!”
L’ambulanza squarciò il silenzio della città, una città completamente deserta, dove da qualche finestra appena socchiusa qualcuno dei reclusi per il bene di tutti guardava.
Al banco dell’accettazione un computer annunciò: “Nuovo arrivo!”
Carletto fu afferrato per le ascelle da due oranghi che lo sollevarono, lo infilarono in un letto racchiuso tra quattro pareti trasparenti, e gl’infilarono la testa in un casco.
Dal materasso spuntarono due aghi, e Carletto se li ritrovò nelle braccia.
Quando si svegliò, una voce rimbombò: “Per il suo bene, lei è ricoverato nel reparto Asintomatici. Per motivi di sicurezza, tutto il personale è composto da scimmie…”
“Da…?”
A Carletto le parole uscivano a fatica. Il casco non lo faceva respirare.
Passarono i giorni. Quanti, Carletto non avrebbe saputo dire.
Ogni poche ore spuntavano gli aghi e la voce ripeteva: “Per il suo bene, lei è ricoverato nel reparto Asintomatici. Per motivi di sicurezza, tutto il personale è composto da scimmie…”
Un giorno, per il suo bene, Carletto morì, e, per il bene di tutti, il suo corpo venne cremato.
La scienza non aveva potuto fare nulla ma, del resto, con gli asintomatici…

Probabilmente per un pelo quello che succede in questa chiamiamola novella non è successo nella realtà
È molto probabile. La realtà è molto più pesante e anche molto più buffa.
Il lavoro sopraffino di lavaggio del cervello ha privato gli individui dell’energia emotiva per indignarsi. Quindi: zero reazioni.
La mossa vincente è stata quella di azzerare la dignità di qualche miliardo di ex esseri umani. Il solo essere diventati ghiotti di assurdità fin troppo palesi, il solo prestare ascolto a truffatori travestiti da scienziati, il solo accettare di offrire i propri figli alla bulimia di criminali sono segno evidente che l’estinzione alla quale siamo gioiosamente condotti è la sorte che l’unico animale dannoso per il Pimaneta merita.
Il racconto è molto verosimile! Viene da chiedersi: ma come abbiamo fatto a ridurci così? Lo so è il discorso della “rana bollita” di Chomsky, lo hanno fatto gradatamente, non ce ne siamo accorti, e ci hanno messo anni … Per me non cambia nulla! Ripeto come abbiamo fatto a ridurci così? Secondo me il segreto è che di fronte ad ogni cambiamento, specialmente se è importante e impone un nuovo stile di vita, bisogna voltarsi indietro per vedere come eravamo, e riflettere, soprattutto ascoltare la voce dei dissidenti che mettono in discussione le nuove verità
Discussione? Ma non lo sa che è vietato discutere? E non s’invochi la libertà.
https://bari.repubblica.it/cronaca/2022/05/03/news/covid_al_san_paolo_di_bari_il_primo_reparto_gestito_solo_da_infermieri-347928207/
Che coincidenza curiosa! Comunque, non c’è correlazione.
Credo che oggi la categoria che più di tutte giochi a favore di chi sta scrivendo la trama della prossima farsa sia rappresentata da coloro i quali credono di aver vinto, che coloro i quali hanno sparso terrore siano definitivamente sconfitti e che scene illustrate nel racconto non accadranno mai più.
Basta poco per gridare vittoria: i richiami per l’anti-covis che hanno perso appeal dopo la quarta dose, il vaiolo delle scimmie che non occupa i discorsi comuni, dimenticando che ai bambini non in regola con la Lorenzin è negato l’asilo e che tutti questi piccoli allarmi sono solo esercizi per non perdere l’allenamento.
Penso che molti di questi ottimisti patologici siano realmente convinti delle loro ragioni e che il loro ottimismo non sia dovuto a legami con gli ambienti che definiscono ormai finiti.
Non comprendo, ad esempio, l’ottimismo mostrato da Cesare Sacchetti, che della categoria sopra indicata è il massimo rappresentante italiano, secondo cui quel mostro burocratico chiamato UE sarebbe dovuto essere affossato da un pezzo da Orban, il quale dalla UE riceve ricchi finanziamenti e mai sgozzerà la gallina dalle uova d’oro, oppure nel vedere in Trump il liberatore, dimenticandosi che in quattro anni non ha liberato nessuno, anzi ha concluso il proprio mandato regalandoci i magici intrugli. E vantandosi di averlo fatto.
Sacchetti ha la mia solidarietà per certi episodi assurdi, come l’essersi trovato la Digos in casa in seguito ad un articolo, ma la negazione della realtà è errore grave.
Hey all! I’ve been messing around with jljl1ph, and so far so good. Seems legit and the variety of games keeps me busy. Give it a try and let me know what you think!